nevedicarne

e l'acqua delle esche vive che ci accompagna per tutto il ponte

mia silloge su Bollettino900 (2010) – Dipartimento Italianistica Università di Bologna

pagina testi

ringrazio in amicizia e stima il Professor Federico Pellizzi e la redazione tutta per la disponibilità e la partecipazione alla lettura e alla scelta dei miei testi

altre pubblicazioni su Bollettino900

I

II

III

su Quaderni di RebStein – La dimora del tempo sospeso

grata e riconoscente a Francesco Marotta per la stima l’ amicizia e l’ apprezzamento verso la mia scrittura mai venuti a mancarmi nell’ ultimo lustro.  buona vita anche a te, Francesco. ringrazio di cuore  inoltre gli artisti Emilio Merlina e Fabio Mingarelli per avere accompagnato la mia scrittura con le loro opere.

I prologo ai Quaderni

[...]

(immagine: simply maddalena – p.lovisolo)
Introduzione:

“Noi siamo dunque limitati internamente ed esternamente in perfetta concordanza tra le due cose, chiusi nel nostro mondo quale organismo a cui apparteniamo. E abbiamo abbastanza da far in questo nostro mondo, sia esso finito o infinito. Forse se ci avvicineremo gradatamente al limite del nostro compimento, si estenderanno anche in qualche modo i confini del nostro mondo, e forse si potrà riconoscere tutto come un solo essere. Ma questo è racchiuso nel piano della nostra entelechia che noi, seguendolo, rendiamo manifesto. Qui non dobbiamo assolutamente volere conoscere, ma soltanto seguire la ‘ vena principale della vita ‘. “
(Ernst Bernhard – Mitobiografia – Adelphi)

continua su

II Quaderni di RebStein
Temporaneo panorama (2011)

[...]

altre pubblicazioni su La dimora del tempo sospeso

I

II

III

 a tutte le lettrici e ai lettori il mio grazie anche per le parole lasciate.

Le unghie di Deleuze – racconto di Edoardo Acotto

Gilles Deleuze era un gran filosofo francese che non si tagliava mai le unghie, infatti le aveva lunghe e arrotolate verso il dentro: aveva come dei riccioli d’ unghia davanti a ciascun dito. Questa cosa non doveva essere comodissima, suonare il piano per esempio gli sarebbe stato impossibile, o masturbarsi faticoso. Ma lui aveva scelto così e tutti i filosofi colleghi lo criticavano, per esempio il più grande filosofo vivente Jacques Derrida mi hanno detto che criticava Deleuze per le sue unghie.

Deleuze si opponeva a tutte le istituzioni, era un ribelle. Le unghie lunghe secondo me erano per lui innanzitutto un fatto di opposizione all’ istituito. Mi rendo conto che come ribellione pare piccola, ma per un pensatore hanno importanza e senso anche le cosette. E comunque non bisogna fare come se le istituzioni fossero una cosa innocente, perché quando si tocca il proprio corpo per presentarlo, quando ci si veste e ci si acconcia, ci stiamo già confrontando col Sistema.

Talvolta ho le unghie un po’ troppo lunghe, e me ne accorgo con vergogna, corro subito a tagliarle o così vorrei fare. Ma passano sempre due o tre giorni prima che riesca a farlo per davvero, perché non siamo completamente padroni a casa nostra.

Avendo i polmoni ormai irrimediabilmente malati, Gilles Deleuze si è defenestrato dalla sua casa parigina il 9 ottobre 1995. Me lo ricordo bene perché ero a Strasburgo e lo stesso giorno hanno sparato a Rabin l’ istraeliano. Non so se Deleuze ha fatto in tempo a saper di Rabin, o viceversa, ma tendo a credere che non sia possibile.

Il giorno che Deleuze si è suicidato e Rabin è stato ucciso ho pensato così: se il buddismo dicesse il vero, dopo la morte l’ anima si reincarna in altri corpi, allora perché non nel mio? Ho iniziato a convincermi che poiché sentivo uno strano formicolio alla mente ed ero eccitato, questo voleva dire qualcosa, era un segno della metempsicosi: era Gilles Deleuze che mi aveva scelto e veniva a reincarnarsi da me, almeno un pezzetto.

Avrei potuto immaginarmi che magari anche l’ anima dell’ israeliano Rabin si fosse teletrasportata fino a me, ma dell’ anima di Rabin non me ne importava nulla.

Come per Deleuze, anche quando ho visto mio padre steso morto sul lettino della cella frigorifera ho pensato che io ero divenuto il custode del suo spirito, la sua scatola materiale, ma soltanto perché ero fuori di senno. Inoltre, se nel caso di Deleuze pensavo di essere il soggetto di una reincarnazione parziale, cioè: un frammento dell’ anima di Deleuze era entrata in me, nel caso dell’ anima di mio padre ritenevo che si trattasse dell’ anima intera, come un’ eredità di padre in figlio.

Quest’ anno insegno filo e storia al liceo, e una delle cose più belle che ho ripassato, e che mi ero scordato, è che per gli stoici, ma anche per gli epicurei e Tertulliano, l’ anima è corpo.

La filosofia di Gilles Deleuze si basa sul concetto di divenire e su quello di evento. Per lui non ci sono cose stabili, la realtà fluisce perennemente, come per Eraclito, però non è tutto conflittuale e casuale, ma ogni cosa che accade ha una sua intensità dinamica e interiore, e questo ne fa una monade razionale-affettiva. In effetti per Deleuze è come se le cose fossero vive, e io tra le cose.

Ecco quello che credevo di avere imparato da Deleuze: bisogna sganciare la paura, guardare forte l’ Essere, quel mare sociale, e lasciare alle spalle i preconcetti. pensa, impara a sapere veramente, ascolta l’ Essere che ti parla per bocca della storia delle forme, cristallizzate in proiezioni sul grande Sistema-Terra, abbatti il Capitalismo, fagli schizzare la merda fuori dal cranio, spezzagli le ossa, non ripetere interpreta, non limitarti a interpretare trasforma, cambia tutto agisci su te stesso manipola il capitalismo universale inventa nuovi stili di pensiero crea la rivoluzione per i fratelli proletari planetari critica le istituzioni contesta i professori rinuncia a trenta e lode insulta il funzionario fatti cacciare dal Collegio sputtanati la testa leggi un sacco di libri rinuncia a capire quel che leggi scrivi il tuo libro lascialo perdere smetti di leggere.

Ogni rivoluzione è una riforma ogni riforma è una rivoluzione l’ uomo alberga in sé quel che si chiama donna la donna è anche uomo la filosofia è cacca silenziosa e cieca l’ uno è nulla il Due è Tutto.

FINE

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Agnese Grieco – “Il Freddo e il Crudele di Gilles Deleuze: ovvero masochismo e platonismo”

omaggio a Deleuze per “Il freddo e il crudele”
(pc grafica – paola lovisolo)

*

Articolo a cura di  Agnese Grieco

Sado-masochismo?

In Gilles Deleuze, Leopold von Sacher-Masoch ha trovato un illustre difensore. Nel suo saggio Présentation de Sacher Masoch. Le froid et le cruel (Les Editions de Minuit, Paris, 1967, trad. it., Il freddo e il crudele, ES, Milano, 1991), il filosofo intende rivalutare Masoch come scrittore e sollevarlo da una schiavitù intellettuale che la nostra tradizione psicologico-psicoanalitica gli impone da tempo. In consapevole e provocatorio contrasto con il pensiero psicoanalitico classico, Deleuze vuole infatti liberare Sacher Masoch – ma anche il cosiddetto masochismo – dalla riduzione alla sindrome sadomasochista, quindi dal suo asservimento, in una qualche misura, al Marchese de Sade.

Ragionare secondo la sindrome sadomasochista equivale a commettere un errore di prospettiva, secondo Deleuze. Questo non significa che non esistano zone di contaminazione. Deve essere chiaro però come la coloritura masochista che può comparire all’interno del sadismo – il legame mobile tra dolore/piacere – non sia da confondere con la tensione che governa il vero e proprio teatro masochista. Lo stesso vale per la valenza sadica nascosta nel masochismo. Scrive Deleuze: “se la donna-carnefice non può essere sadica, è proprio perché è parte integrante della situazione masochista, elemento realizzato del fantasma masochista: ella appartiene al masochismo. Non in quanto avrebbe gli stessi gusti della vittima, ma perché possiede quel ‘sadismo’, assente nel sadico, che è come il ‘doppio’, l’immagine riflessa del masochista.[...]. Noi diciamo che la donna carnefice appartiene interamente al masochismo, che non è di certo un personaggio masochista, ma che è un puro elemento del masochismo.”

Fatta questa premessa, Deleuze utilizza spesso riferimenti all’universo di Sade per sottolinearne l’alterità e al tempo stesso i parallelismi, alla luce di una comune dialettica del paradosso. “Sembra difficile parlare di un capovolgimento tra sadismo e masochismo in generale. Vi è piuttosto una duplice produzione paradossale: produzione umoristica di un certo sadismo al termine del masochismo, produzione ironica di un certo masochismo al termine del sadismo.” Dove umorismo e ironia sono le chiavi di volta per comprendere la visione paradossale – e morale – insita nei due universi.

Il masochismo è prima di tutto una perversione sentimentale, proprio quel sentimento che sembra essere programmaticamente escluso dall’universo di Sade. Non è di corpi, di materia e meccanismo, di una geometrica logica della natura che si fa questione nel masochismo, ma, se mai, di una filosofia della natura metaforica e sentimentale. Il linguaggio di entrambi gli autori rielabora il comando e la descrizione, capisaldi del discorso pornografico, inserendoli in una logica della dimostrazione (Sade) e in una logica della persuasione pedagogica ( von Sacher-Masoch). Il pedagogo, il filosofo innamorato, è alla ricerca di chi lo educhi, secondo il suo volere. Deleuze conclude sul linguaggio: “In Sade la funzione imperativa e descrittiva del linguaggio si supera verso una pura funzione dimostrativa e instituente; in Masoch anch’essa si supera verso una funzione dialettica mitica e persuasiva. La ripartizione da noi evidenziata tocca l’essenziale delle due perversioni; è questa la duplice riflessione del mostro”. Leggi il seguito di questo post »

in conversazione d’ amore
metti una pietra sul petto
sul cuore poi : – ascolta…
metti l’ orecchio su questo regno

non c’è data e questo mi scioglie
con la mano sulla porta sbarrata

[...]

sei il mio ultimo pezzo a piedi
o dio dei venti

[...]

morta – ed è già antidoto per imperfezioni mancate

il mio ultimo pezzo a piedi
o dio dei venti

eternity for dummies

I

*

II

Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)

dal canale di bluearctic2

Mario Ardenti – Il Treno a Vapore per Nevedicarne

TRILOGIA

*

balla coi lupi (del ventre)

Hai avuto da lui gioielli dei metalli più preziosi (come recita la canzone) ma con diverso presupposto, ch’egli né t’ama né mai ti amò. Fu nel tuo ventre con occhi distratti né mai s’occupò di ascoltare. “Un ventre è un ventre” si diceva, sempre passando oltre sino a confondersi. In un maggio che t’eri recata (pare) da una zia morente, lui s’urtò nel non trovarti senza avere conoscenza. Mandò i suoi sgherri per i quattro lati alla ricerca di te, ma tu eri distante ben più di dieci cambi di cavallo e nessuno dei ben pagati cavalieri ti trovò. Interrogò le ambasciate dei paesi vicini e inondò ogni luogo dell’immagine di te, e sempre senza fortuna. Fu così ch’egli (da tempo maturo) conobbe l’uggia della vita. La frequentazione dei tanti ventri disponibili cessò, ed altro non frequentò che le stanze del suo palazzo. La vecchia zia (se di vecchia zia si trattò) impiegò anni a morire. Sempre sull’uscio, all’ultimo istante se ne ritraeva. E tu, la nipote, accudivi. Erano passati diciassette anni quando tornasti. Non si sa con quali pensieri né se e quanto coltivasti rimpianti. Tornasti alla casa dove eri solita attendere, senza sapere se avresti ancora dovuto attendere. Sotto, ti portavi appresso il ventre. Lui seppe, ed il palazzo si popolò di ululati difficili da decifrare. Il giorno e la notte, ora sommessi e cupi, ora alti e vigorosi. I servi si tacevano per non rischiare la spada, gli amici da tempo più non esistevano. Girarono così quaranta notti, e nel mezzo della quarantunesima l’uomo uscì dal palazzo sul più veloce dei suoi cavalli, e dove andò a perdersi nessuno mai seppe. Due decenni più tardi la tua vita terminò. Il tempo ti aveva dissolto i ricordi. Il ventre conservava tracce che a volte strusciavano tra muri e vestiti, se e quanto dolorose non si sa, ma solo la notte. Leggi il seguito di questo post »

Greek Bondage – Opera di Elio Copetti per la galleria artistica di Nevedicarne

GREEK BONDAGE
dalla serie: carne da cannone


***

Note:

siti artistici personali di Elio Copetti

Premio Celeste

Arteadesso

Deviantart

 

*

Ringraziamenti:

ringrazio molto  l’ artista per questa condivisione.
[p.l.]

la mia bottiglia si è vuotata in un istante
direi che sei stato tu mio sadico edonista

Symptoms in Schizophrenia – Documentary Film (1940s)

dal canale di nologorecords

orario continuato dal doppio pervenuto

rudimenti di gnosi

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